Francisco Canaro

27 11 2007

Natacha Poberaj Y Fabian Peralta, si esibiscono in Poema al CITA di Buenos Aires

Tango_exterior_Canaro_Francisco_Orq

Francisco Canaro, detto Pirincho,  nasce in Uruguay, nella città di San José de Mayo, il 26 novembre 1888, in una povertà che lo porta ad avere continua necessità di lavorare, senza avere la possibilità di studiare. La sua unica via di salvezza fu l’adorata musica, in cui si adoperò da subito con una perseveranza ed una passione senza pari; basti pensare che dal 1918 lottò per ottenere i diritti d’autore, fino ad allora non riconosciuti, e contribuì fortemente alla creazione dell’attuale SADAIC (Sociedad Argentina de Autores y Compositores de Música, corrispondente alla nostra SIAE) fondata nel 1935 e la cui sede fu costruita su terreni di proprietà del Canaro.

03 I suoi inizi si possono assimilare agli inizi del tango tanto che un programma radiofonico degli anni ‘50 coniò una frase per riferirsi a qualcosa di molto antico: “Di quando Canaro aveva già un’orchestra”. La sua grande fama, unitamente alla sua caparbietà, lo fecero diventare molto ricco, tant’è che Gardel, avendo perso con lui una scommessa sui cavalli, chiese a Canaro di soprassedere visto che era già tanto ricco. Il soprannome Pichinco gli fu dato dalla levatrice la quale, vistolo con molti capelli tutti alzati, gli diede il nome di un uccello con la cresta tipico del Rio de la Plata.

FranciscoCanaroOrq Iniziò strimpellando la chitarra grazie agli insegnamenti di un suo vicino contadino, ma il suo amore andava al violino, che essendo molto costoso si era ingegnato a replicare con una latta d’olio ed un mango. “Il primo tango di cui ho memoria è El Llorón, di autore anonimo. L’astuccio me lo fece mia nonna; in realtà si trattava di una spece di fodera, e così cominciai a guadagnare qualcosa ai balli della gente del posto”. Il suo debutto ufficiale lo fece a Ranchos, un paese sperduto a 100 km. da Buenos Aires, esibendosi con un trio che ebbe vita corta.

128-68 Tornato a casa conobbe il suo nuovo vicino, il bandoneonista Vicente Greco, colui che inventò la denominazione Orquesta Típica e che ebbe grande influenza sul Canaro. Era il 1908 ed era già evidente che il suo futuro sarebbe stato il tango: suonò nei café-concerto de La Boca e si fece conoscere, poi, riunitosi con Greco, intraprende diverse tournées di successo. Nel 1912 inizia la sua carriera da compositore con i tangos Pinta Brava e Matasanos; le sue composizioni saranno così tante che ancor oggi si discute su quante siano realmente sue e quante ne abbia acuistate od espropriate: si parla di un numero di composizioni variabile tra le 3500 e le 7000!!! E la sua fama arrivò al punto di riuscire ad entrare nelle case degli aristocratici, sino ad allora impermeabili al tango.

Risulta difficile identificare uno stile caratteristico del Canaro, il quale preferiva adattarsi alle mode di ogni momento, trovando il modo di esprimersi senza entrare in competizione con nessuno. Dal 1924 si sentì poi l’esigenza di integrare un cantante nell’orchestra, anche solo per intonare l’estribillo, piccolo ritornello centrale di ogni composizione. Uno dei primi estribillistas fu Roberto Díaz; a questa novità Canaro aggiunse il contrabbaso, Leopoldo Thompson, e nelle feste di carnevale arrivò a formare orchestre di 32 elementi, cosa mai vista prima nel tango. Nel 1925 arriva a Parigi, dove spopolava il tango e Manuel Pizzarro con i suoi fratelli; dal canto suo Canaro portò con sé i suoi due estribillistas Agustín Irusta e Roberto Fugazot ed il pianista Lucio Demare. Questa formazione tronfò per dieci anni in tutta Europa, unitamente a Teresa Asprella come voce femminile.

fotoorquestacanaro Nel 1926 Canaro, libero da impegni di lavoro, compie un lungo viaggio attraverso l’Italia, per arrivare a visitare il paese delle sue origini ed incontrare la nonna. Il viaggio inizia da Torino, città che lo affascina per le architetture e per la laboriosità degli operai FIAT, ma che lo lascia un po’ freddo per i rapporti umani; S’innamora invece di Genova, del suo centro storico e della sua cucina; rimane incantato ed in soggezione di fronte all’incanto di Roma, ma viene conquistato dal calore di Napoli e dei Napoletani. Il tutto per arrivare finalmente a Ceraso, piccolo paesello difficilmente raggiungibile nel Salernitano, dove finalmente incontra la nonna ottantaseienne. Infine il viaggio di ritorno con tappe a Firenze, Pisa (folgorato dalla torre), Venezia e Milano (che chiama “piccola Parigi”).

canaro3 Al suo ritorno in Argentina, sfrutto la radio e qualche tour per ritornare in auge; prosegue poi con il teatro musicale e con un’evoluzione sinfonica del tango, che veniva allora eseguito dal golfo mistico, come le opere teatrali per l’appunto.

L’unico insuccesso della sua carriera lo registrò nel cinema: la sua casa produttrice Río de la Plata, non fu mai in guadagno e di conseguenza fu presto abbandonata. Nel 1956 pubblicò le sue memorie dal titolo I miei 50 anni con il tango. Una stana malattia, la malattia di Paget, lo condusse alla morte il 14 dicembre 1964.


| View Show | Create Your Own


Azioni

Informazione

Lascia un commento